UNA MEDICA, UNA MOLTITUDINE DI PAZIENTI: UNA RELAZIONE EMPATICA PER COSTRUIRE L’AUTONOMIA

29/02/2024
Federica Osti
Una medica una moltitudine di pazienti

Nel mondo della medicina, la dermatologia è una delle specialità che occupa uno spazio particolare, perché tiene insieme le complessità della scienza medica con l’intimità delle cure personali. 

Proprio per questo motivo, per una/un dermatologa/o, l’empatia non è solo un tratto desiderabile, una qualità aggiuntiva, ma è una necessità irrinunciabile. 

Infatti, da dermatologa, ogni giorno, mi immergo in storie mediche e personali che sono uniche e particolari, come è unico e particolare ognunə delle/dei miei 1500 pazienti. 

Ma come si gestisce l’essere “unica”, sola” e rapportarsi con un numero così ampio di persone?

Può essere utile osservare il delicato equilibrio tra l’essere un’unica medica per una moltitudine di pazienti e l’importanza di una relazione medica-paziente informata, empatica, realistica e volta all’autonomia.

EMPATIA COME CONDIZIONE NECESSARIA E FONDAMENTO

L’empatia è un mio tratto caratteristico ma è anche la condizione necessaria e il fondamento su cui ho costruito la mia professionalità.

Nella pratica medica, l’empatia trascende la pura compassione; è un ponte costruito tra medica/o e paziente che permette una comprensione profonda, non solo delle condizioni cliniche, ma anche delle sue ripercussioni sulla vita di chi ne soffre. 

Una pelle affetta da eczema, psoriasi o acne non esprime “solo” un problema fisico; parla di un vissuto emotivo; si tratta di un’esperienza che può far vacillare o, addirittura, distruggere l’autostima, alimentare l’ansia, il senso di inadeguatezza e compromettere, anche gravemente, la vita sociale. 

In ogni storia clinica, è molto importante che la/il medica/o riesca a bilanciare questo peso emotivo con la necessità di fornire cure basate sull’evidenza. È qui che l’empatia diventa cruciale: permette alla/al medica/o di vedere oltre i sintomi, di riconoscere e validare il disagio emotivo della/del paziente, stabilendo un terreno comune su cui costruire una relazione di cura.

LA SFIDA DELLA MOLTEPLICITÀ

Immaginate di gestire le speranze, le paure e le aspettative di 1500 individui, ognuno con la propria storia, di pelle e di vita. Questa, per esempio, è la mia realtà quotidiana da dermatologa; a volte mi sento come una equilibrista che con tanta attenzione e grande delicatezza, deve continuamente trovare un equilibrio tra il bisogno individuale e la vasta molteplicità. 

Ogni paziente si approccia al proprio appuntamento con la percezione di vivere un rapporto esclusivo con la medica/il medico, inconsapevole delle altre 1499 storie che attendono il loro turno.

Come si gestisce questa molteplicità senza sacrificare autenticità, empatia e qualità dell’attenzione affollata? 

Per quanto riguarda la mia esperienza, si tratta di un atto di bilanciamento che richiede non solo competenze cliniche ma anche una profonda consapevolezza emotiva e organizzativa che si traduce in alcune scelte precise: lavorare su di me per conoscermi meglio e conoscere i miei bisogni, limiti, vulnerabilità; imparare a organizzare il tempo in maniera sostenibile; imparare a delegare; scegliere collaboratrici con i miei stessi valori; strutturare le visite in modo che ci sia un tempo di quantità e di qualità; imparare ad ascoltare attivamente e con apertura; fornire informazioni e prescrizioni chiare, approfondite e personalizzate.

CREARE UNA RELAZIONE ORIENTATA ALL’AUTONOMIA

Una delle sfide più delicate nella relazione dermatologa/o-paziente è la gestione delle aspettative. L’ideale di un rapporto uno-a-uno, profondamente personale ed esclusivo, si scontra con la realtà di una pratica medica estesa e complessa. 

È essenziale che le/i pazienti percepiscano la/il dermatologo/a  come una/un alleata/a perché, è vero, la prima medicina che viene somministrata è la/il medico/a  stessa/o ma è altrettanto cruciale che comprendano i limiti di questa alleanza.

Educare le/i pazienti sulla natura della loro condizione, sulle realistiche aspettative di trattamento e sulla necessità di una gestione autonoma può aiutare a costruire una relazione più solida e realistica. 

Questo approccio non solo prepara il paziente a una maggiore responsabilità nella gestione della propria salute ma rinforza anche l’importanza dell’alleanza terapeutica, fondata su sincerità e fiducia reciproca.

La relazione tra dermatologa/o e paziente è un delicato intreccio tra scienza, empatia e realismo. È un viaggio condiviso attraverso le complessità della cura della pelle, dove il successo non si misura solo in termini di risultati clinici ma anche nella capacità di collaborare, con comprensione e sostegno, attraverso le sfide della malattia e la realtà della vita. 

La vera essenza della cura dermatologica non risiede solo nei momenti di incontro diretto ma anche nel modo in cui la/il paziente vive la propria condizione quotidianamente. 

La pelle, con le sue sfide e i suoi cambiamenti, è una compagna costante, a volte difficile, con cui imparare a convivere. Il ruolo della/del dermatologa/o, in questo contesto, si espande oltre la prescrizione di trattamenti, abbracciando l’educazione, il supporto e la guida nel percorso di autoaccettazione, gestione e autonomia.

E tu, come immagini la relazione tra medica/o e paziente?

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Federica Osti - Dermatologa a Faenza
Federica Osti
Sono la Dottoressa Federica Osti, la tua dermatologa. Ti aiuto a riscoprire l’amore per la tua pelle. Fare la dermatologa per me è accompagnare, sostenere, informare, accogliere la persona e la sua famiglia in un percorso di cura che comprenda terapie e stili di vita.
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