Episodio 1

Il medico non è un guru

01/07/2025
Federica Osti
Ascolta “La medica non è una guru” su Spreaker.

Cosa significa essere un medico o medica?

Questa è una domanda che mi sono posta molte volte nel corso degli anni. Quando ero studentessa, La medica per me era quella figura che studiava la malattia, che si formava attraverso un percorso lungo e complesso per acquisire competenze e conoscenze scientifiche. Ma poi, nel tempo, ho compreso che la medica non è solo questo.

Un medico o una medica è una persona che si mette al servizio delle altre persone. E questo fa la differenza. Non siamo dei sacerdoti e delle sacerdotesse della scienza, non siamo delle divinità in grado di impartire verità assolute dall’alto. Siamo persone che hanno studiato per acquisire strumenti che possano essere messi a disposizione di chi si trova in una condizione di vulnerabilità.

Ho scelto questa professione per una ragione precisa: volevo fare servizio.

Ho vissuto esperienze che mi hanno portato a comprendere l’importanza di essere accanto agli altri in un ruolo di supporto, e ho capito che la medicina poteva essere il mio modo di realizzare questa attitudine.

Ma servire non significa imporsi.

Non significa avere sempre l’ultima parola.

Significa affiancare, accompagnare, accogliere.

PERCHÉ IL MEDICO NON È UN GURU?

C’è ancora un’idea diffusa che vede il medico e la medica come  figure infallibili, come colui o colei che ha tutte le risposte. Una sorta di guru a cui affidarsi ciecamente, che detiene il sapere e lo impartisce a chi ne ha bisogno, senza lasciare spazio al dubbio, al confronto, alla scelta personale. Ma la medicina non dovrebbe funzionare così.

  1. Il rapporto medica-paziente non deve essere basato su un’adesione cieca. Un guru chiede fede incondizionata. Un medico o una medica, invece, dovrebbe chiedere consapevolezza. Il paziente e la paziente non devono sentirsi obbligati e obbligate a seguire le indicazioni del medico o della medica  solo perché “l’ha detto lui o lei”. Deve capire, interiorizzare, valutare cosa sia più giusto per sé in quel momento.
  2. La medicina non è un atto di imposizione, ma di dialogo. Un medico e una medica non possono limitarsi a dire “devi fare così” senza considerare chi ha di fronte. La decisione deve essere condivisa, perché nessuno conosce il proprio corpo e la propria vita meglio della persona che lo abita.
  3. Il medico e la medica non lavorano da soli e da sole. Il guru è una figura solitaria, un punto di riferimento unico che guida i suoi seguaci. Ma la medicina moderna non è questo: è collaborazione, confronto, multidisciplinarità. Ogni professionista ha il suo ruolo, e insieme si costruisce un percorso che tenga conto di tutte le variabili in gioco.
  4. Un medico o una medica che si pone come guru deresponsabilizza il paziente. Se il medico e la medica diventano un’autorità assoluta, la persona che ha davanti rischia di smettere di ascoltarsi, di non riconoscere più i segnali del proprio corpo. Si affida completamente a qualcuno di esterno, senza chiedersi cosa sia meglio per se stessa.

IL RUOLO DEL MEDICO: UNA GUIDA, NON UN PROFETA

Il mio obiettivo non è dare ordini, ma offrire strumenti. Spiegare, educare, mettere la mia competenza al servizio della persona che ho davanti, affinché possa scegliere con consapevolezza. Non esiste un unico modo per affrontare una patologia dermatologica, così come non esiste un’unica strada per la cura della pelle.

Ogni paziente arriva con il suo vissuto, le sue esperienze, le sue convinzioni, e il mio compito è ascoltare, proporre, suggerire, senza mai imporre.

A volte questo significa accettare che una persona non sia pronta per iniziare un trattamento, o che abbia bisogno di tempo per metabolizzare una diagnosi.

Significa anche riconoscere i limiti della medicina: non possiamo sempre dare risposte immediate, non possiamo sempre “risolvere”. Ma possiamo esserci. Possiamo accompagnare. Possiamo creare uno spazio sicuro dove le persone si sentano libere di esprimere i propri dubbi, le proprie paure, senza il timore di essere giudicate.

ASCOLTARE E ACCOGLIERE SENZA IMPORRE

Una delle esperienze più comuni che incontro nel mio studio è quella di pazienti che arrivano con un senso di frustrazione e sfiducia nei confronti della medicina. Persone che si sono sentite ignorate, liquidate con diagnosi frettolose, o trattate con sufficienza.

Quando qualcuno mi dice “dottoressa, io vorrei curarmi, ma ho paura”, la mia prima reazione non è quella di forzare una scelta, ma di capire. Quali sono le paure? Quali esperienze hanno costruito questa diffidenza? Come possiamo lavorare insieme per trovare una strada che sia sostenibile per quella persona?

La medicina non deve essere un atto di potere, ma un incontro. E questo vale ancora di più in dermatologia, dove le malattie cutanee portano con sé un forte impatto emotivo e sociale.

LA SCIENZA È IL MIO STRUMENTO, MA TU SEI IL PROTAGONISTA

Un altro aspetto fondamentale è che il medico o la medica non possono pretendere di sapere cosa sia meglio per la persona senza un confronto. La scienza ci dà linee guida, protocolli, evidenze cliniche, ma il percorso terapeutico deve essere costruito su misura, rispettando i bisogni e i desideri di chi lo affronta.

Un esempio pratico?

Se una paziente con psoriasi decide di non intraprendere subito una terapia perché in quel momento della sua vita ha altre priorità, il mio ruolo non è forzarla, ma darle gli strumenti per comprendere le possibili conseguenze di questa scelta, senza giudizio.

Se una persona mi dice che per lei è importante usare solo prodotti di origine naturale, il mio compito non è liquidarla dicendo “non funzionano”, ma analizzare con lei le opzioni disponibili e spiegare con onestà cosa è realmente efficace e cosa no.

UN NUOVO MODO DI INTENDERE LA MEDICINA

Il medico e la medica non sono guru. Non devono esserlo. La medicina non è dogma, non è religione, non è fede cieca.

La cura dovrebbe essere un processo di collaborazione, dove il paziente e la paziente non sono destinatari e destinatarie passivi e passive, ma un protagonista consapevole del proprio percorso.

Non voglio essere un’autorità da seguire senza domande. Voglio essere una presenza che accompagna, che spiega, che aiuta a scegliere con consapevolezza.

E tu, che rapporto hai con la medicina? Hai mai vissuto un’esperienza in cui ti sei sentito o sentita  escluso o esclusa  dal tuo stesso percorso di cura?

Se vuoi, parliamone, puoi scrivermi e se, come me, sei affascinato/a da questi aspetti della convivenza con la tua pelle e vuoi approfondirli, in particolare se la tua pelle al momento non sta “funzionando” al meglio delle sue possibilità, ti aspetto nelle prossime puntate di CUTE.

Federica Osti - Dermatologa a Faenza
Federica Osti
Sono la Dottoressa Federica Osti, la tua dermatologa. Ti aiuto a riscoprire l’amore per la tua pelle. Fare la dermatologa per me è accompagnare, sostenere, informare, accogliere la persona e la sua famiglia in un percorso di cura che comprenda terapie e stili di vita.
Scrivimi cosa ne pensi!

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *