Perchè me la prendo con la mia pelle?
Alcune considerazioni sulla dermatillomania.
A volte la pelle diventa un campo di battaglia: ci punzecchiamo, stuzzichiamo, mordicchiamo insistentemente. Manipoliamo la pelle in un continuo oscillare tra piacere e dolore.
Tecnicamente si chiama dermatillomania (o tricotillomania se riguarda i capelli); può assumere varie forme, e si tratta di un argomento molto importante e vasto di cui ho parlato anche in passato con la dottoressa Alessia Romanazzi in una diretta Instagram che è possibile recuperare QUI.
Se ci pensi, forse ti risuoneranno alcuni comportamenti: mordicchiare o strappare le pellicine e le unghie; pizzicare o grattare alcune zone; strizzarne e sollecitarne altre.
E magari alcuni di questi comportamenti diventano delle vere e proprie abitudini; una gestualità interiorizzata che si attiva automaticamente. Avviciniamo le dita alla bocca senza consapevolezza e più siamo immersə nei pensieri e nei problemi, e più queste azioni automatiche si godono la quiete della nostra disattenzione. Così, l’abitudine diventa una costante sempre più presente e sempre più incisiva.
I denti continuano a rosicchiare, scavano sempre più a fondo finché non ci fermiamo distrattə da qualcos’altro, allertatə dal dolore, o redarguitə da qualcuno.
Che poi, quando veniamo ripresə per queste nostre abitudini, non è proprio un bel momento: ci sentiamo osservatə, invasə nella nostra privacy, magari proviamo vergogna o imbarazzo.
Ma perché tutto questo accanimento nei confronti della pelle? Perché proprio la pelle? Per prima cosa, proviamo ad analizzare alcuni punti per capire che tipo di rapporto abbiamo con la pelle:
- la pelle ha un ruolo importantissimo nello sviluppo dell’essere umano, della sua propriocezione e nella relazione con l’ambiente esterno. La pelle è percorsa da tantissime terminazioni nervose; ti permette di sentire, di avvertire e di apprendere dall’ambiente esterno. La pelle sente tutto, anche ciò che non ti sembra di percepire, e impara, davvero, impara da ogni tua esperienza, contatto, vissuto;
- la pelle cresce con te, si modella su di te e può essere solo tua. “Stare nella propria pelle” è un’esperienza individuale unica, che caratterizza in modo specifico tutta la tua persona: la tua forma, “consistenza”, fisionomia, colore, odore; il modo in cui ti muovi; la tua sensibilità; le gioie e le tristezze che hai provato; come mangi; quanto hai vissuto, il modo in cui avverti piacere e dolore;
- la pelle ti protegge e ti avvolge; crea un confine benefico tra te e il mondo esterno. Un confine protettivo ma anche di scambio con l’ambiente: rilascia e assorbe, prende e dà, in un dialogo continuo con il mondo;
- la pelle rende visibile la tua soggettività: definendo il tuo corpo, fonda l’esistenza della tua persona: crea la tua figura, la tua estensione, il tuo spazio, la tua presenza nella realtà;
- la pelle sa tutto di te e te lo riporta. Registra tutto ciò che succede al tuo organismo, alla sfera emotiva, al tuo stato di salute, alla tua mente e ti manda dei messaggi, ti rende partecipe delle sue consapevolezze. Si modifica, si ammala, si arrossa, si gonfia, perde tono, si irrita, si lacera, ecc.
La pelle, quindi, ha tantissime funzioni e qualità. E, quindi, perché ce la prendiamo proprio con lei?
Beh, come abbiamo potuto vedere, con la pelle abbiamo un rapporto totalizzante; lei è con noi e si fa portavoce della nostra vita sia nelle gioie sia nei dolori. Così, quando abbiamo bisogno di un conforto, quando lo stress si fa sentire, quando è necessario scaricare le ansie e le preoccupazioni… in tutti questi momenti, e in tantissimi altri, spesso ci rivolgiamo a lei, chiediamo la sua vicinanza e il suo conforto.
Nella pelle troviamo l’intimità calmante di cui abbiamo bisogno; quel sentire che ci permette di raccoglierci in noi stessə e chiudere per un attimo il mondo fuori. A volte, ci aiuta a concentrarci e a scaricare le tensioni; talvolta, è solo una risposta automatica all’ansia e alla preoccupazione.
Io stessa sono stata onicofagica da ragazzina, mi mangiavo le unghie. Finché sono stata piccola, semplicemente avvertivo di essere nervosa mentre lo facevo e, come tantə, ho provato vari espedienti per interrompere questa abitudine: applicazione di cerotti, smalto amaro, ecc. Nulla che funzionasse davvero.
Certo, erano palliativi che si concentravano sulla parte finale, sulla punta dell’iceberg di un processo più complesso. Una volta cresciuta, ho capito che era inutile fossilizzarsi sul gesto in sé, ma era importante conoscere e capire tutto il grande mare che stava intorno e che, di fatto, attivava questo gesto.
Questo pensiero ha trovato le sue conferme quando, dopo aver smesso con le unghie, da adulta, ho iniziato a martoriare le pellicine del pollice… Allora il problema non erano le unghie!
A quel punto, mi sono fermata e ho iniziato ad osservarmi: in quali momenti si innescava questo comportamento? Con quali condizioni? Cosa succedeva dentro e fuori di me? Come mi sentivo?
Ed ecco che mi sono resa conto che questa abitudine non si palesava a caso, ma durante un’attività per me molto immersiva e carica di stress: rispondere alle e-mail. Si tratta di un’attività di routine, certamente, ma il numero di e-mail è sempre altissimo e, il più delle volte, devo formulare consigli medici molto precisi che richiedono studio e ricerca nella letteratura scientifica. Talvolta ci impiego più di mezz’ora per rispondere ad un solo messaggio… insomma, un lavoraccio!
Allora, si fa importante la consapevolezza di questo percorso, di ciò che ci conduce a “prendersela” con la propria pelle. Questa consapevolezza può diventare cruciale per lavorare sulle cause scatenanti di tale automatismo e per creare un rapporto diverso con lo stress e la ricerca di conforto.
Se siamo consapevoli delle nostre azioni, sarà più semplice riflettere sui nostri reali bisogni e, magari, instaurare un rapporto diverso con il nostro corpo: mettersi in ascolto e capire cosa ci disturba, se possiamo intervenire su alcuni aspetti o, magari, se è il caso di chiedere aiuto.
Disinnescare un automatismo è possibile; la consapevolezza è sicuramente il punto di partenza.
A te capita di “prendertela con la tua pelle”? In quali momenti?


Proprio vero. Le pellicine sono il tormento nei momenti di stress.
Ahah Chiara, a chi lo dici!!! Ne parlo proprio perché conosco “sulla mia pelle”