Perché a me?
Nella mia carriera di medica dermatologa ho potuto constatare spesso che la malattia dermatologica mette in discussione, o attiva, moltissimi concetti importanti e portanti della nostra vita.
La malattia è un momento di crisi, rottura e rivalutazione dell’esistenza e sono realistica nell’affermare ciò. Infatti, non sono state rare le volte in cui un/una paziente mi abbia chiesto: “perché proprio a me, dottoressa?”.
In questa domanda, apparentemente spontanea e mossa “solo” dallo sconforto del momento, vivono e prolificano altre domande e questioni che io non posso, e non voglio, trascurare.
In questo articolo vorrei analizzare la complessità della malattia dermatologica e mettere in luce alcuni aspetti, motivazioni e considerazioni importanti racchiuse nella tipica domanda “perché a me?”.
MULTIFATTORIALITÀ DELLE MALATTIE DERMATOLOGICHE
Le malattie e i disturbi cutanei spesso sono il risultato di intricate relazioni tra fattori genetici, ambientali, immunologici e comportamentali.
Talvolta, non c’è un’unica ragione capace di spiegare le cause; cercare insistentemente una responsabilità unica, un perchè univoco dello stato di salute della nostra pelle può diventare stressante e frustrante.
Non possiamo controllare ogni cosa, soprattutto non sempre possiamo spiegare in modo definitivo la complessità delle reazioni della nostra pelle.
Cerco di aiutare le mie pazienti/i miei pazienti a comprendere e accettare questo fatto, così da poter osservare ogni problematica con più lucidità.
Non insistiamo sul “perché” di una malattia ma sul “come” affrontarla.
SOGGETTIVITÀ NELLA RISPOSTA ALLE TERAPIE E ALLA MALATTIA
A volte capita che una malattia dermatologica insorga in persone molto attente al proprio benessere, alla cura di sé, alla prevenzione, alla salute. In questi casi, lo spaesamento e la frustrazione possono aumentare, e non si capisce come sia potuto succedere ciò, nonostante gli sforzi e la precisione nelle cure.
Gli esseri umani non sono robot prodotti in serie, i nostri corpi, seppur simili nella loro struttura, non sono identici tra di loro e soprattutto non si comportano sempre allo stesso modo.
La risposta ad una terapia può variare da individuo ad individuo, così come può variare il modo in cui una malattia si manifesta, o insorge, in persone diverse.
La prevenzione e la salvaguardia della salute sono fondamentali; possono salvarci la vita oppure aiutarci a stare meglio. Ma non possiamo eliminare completamente il rischio di malattia.
Non è nel nostro potere, non è nelle nostre capacità.
Ed è proprio questa visione che cerco di trasmettere alle mie pazienti/ai miei pazienti: impegnarsi a prendersi cura di sé e a fare prevenzione non con lo scopo di diventare esseri immuni e perfetti, ma con l’idea di salvaguardare e promuovere la salute e il benessere.
IL SENSO DI COLPA
Abbiamo visto come una valutazione più realistica e ragionata della malattia possa essere una via praticabile per ammorbidire e alleggerire la domanda “perché a me?”.
Questo interrogativo, però, a volte si porta appresso anche questioni esistenziali che non riguardano solo la ricerca di una spiegazione alla malattia.
Una reazione molto comune all’insorgenza della malattia è il senso di colpa. Il senso di colpa è un’emozione molto complessa e insistente che emerge negli individui quando si ha la percezione di aver violato norme, valori, aspettative.
L’idea è che se si presenta una malattia l’individuo sia colpevole di negligenza, di mancanza di attenzione e cura, di errori che hanno causato la malattia stessa.
Talvolta siamo proprio noi mediche/medici a nutrire questo senso di colpa portando avanti narrazioni e visioni discutibili. Alcunə pazienti mi hanno riportato frasi del tipo: “se facesse un figlio l’acne sparirebbe”; “se dimagrisse la sua psoriasi sarebbe meno infiammata”; “ha preso troppo sole, ecco perché le è venuto il melanoma!”; “si metta tranquilla, è troppo stressata, per questo ha prurito” (Spoiler: non credere a queste cavolate!).
Ma non dipende tutto dai noi! La natura, la biologia, seguono il loro corso, le loro leggi, non agiscono per punirci delle nostre scelte o dei nostri comportamenti.
Spiego sempre alle mie pazienti/ai miei pazienti che la “colpa” in medicina non c’entra proprio nulla. La salute, il modo in cui noi possiamo e riusciamo a prenderci cura di noi stessə è determinato da tanti fattori, non tutti prevedibili e controllabili.
Semmai, siamo responsabili della nostra salute, che è una cosa molto diversa e anche più interessante. Infatti, nella responsabilità possiamo fare la differenza, essere parte attiva nella creazione di abitudini di vita migliori, nella promozione del nostro benessere e nel tutelare la nostra salute.
CI MANCAVA ANCHE QUESTA…
Un’altra reazione che a volte accompagna la ricerca di senso e di spiegazione della malattia è quella del tipo : “ Ci mancava anche questa!”.
In questa affermazione c’è l’idea che la malattia non sia altro che l’ennesima delusione, l’ulteriore fallimento o sfortuna che va ad aggiungersi agli altri eventi negativi della nostra vita.
Ovviamente, la vita può ospitare momenti positivi e altri, invece, densi di avvenimenti spiacevoli, che ci mettono a dura prova.
Ma gli eventi non sono tutti collegati tra di loro, e immaginare l’esistenza come una lunga catena di causa ed effetto non è molto d’aiuto e, oltretutto, non è nemmeno realistico.
Le cose accadono secondo tempi e modi propri, non c’è un accanimento volontario della vita su di noi. Indagare le cause della malattia è un conto, conferirle intenzione e volontà, è un altro.
Invito le mie pazienti/i miei pazienti a considerare la malattia come un evento singolo, che può certamente presentare delle connessioni con altri aspetti negativi della vita (stress, ansia, preoccupazione, traumi, ecc) ma non è un capitolo del romanzo della nostra sfortuna.
La malattia, quindi, è un momento complesso, che spesso ci rende vulnerabili e offusca la nostra capacità di analisi. È comprensibile, ecco perché cerco di lasciare spazio all’esternazione; nella malattia avere la possibilità di raccontare le proprie sofferenze e le proprie paure può essere di grande aiuto e può supportarci nell’ordinare i pensieri.
Il dialogo rimane sempre, per me, lo strumento chiarificatore e, forse, la via per trasformare un martellante “perché a me?” in un costruttivo “perché non a me?”.
E, tu, ti sei mai chiestə “perché a me?”


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