Paura di invecchiare e “Age Pride”

14/09/2023
Federica Osti
Federica Osti - Dermatologa - Paura di invecchiare e “Age Pride”

Perché l’invecchiamento ci spaventa? Esiste un modo per celebrare, e non temere, l’invecchiamento?

In dermatologia questo tema è all’ordine del giorno: rughe, macchie della pelle, “inestetismi”… Quasi quotidianamente mi trovo a riflettere sull’invecchiamento, spesso diventa un problema o, addirittura, una malattia che le mie/i miei pazienti mi chiedono di risolvere o curare.

Da medica, potrei limitarmi a soddisfare le richieste prescrivendo e effettuando cure e trattamenti che, in qualche modo, possano rispondere al bisogno di fermare questo processo che, a molte persone, crea angosce e timori.

Per contrastare l’invecchiamento, almeno sulla carta e da un punto di vista “esteriore”, i mezzi non mancano e le soluzioni sono disponibili: creme, cosmetici, integratori, trattamenti estetici, chirurgia. Le aziende sono tante, la ricerca nell’ambito dell’anti-aging è molto sviluppata e c’è una vasta scelta di soluzioni da intraprendere.

Non sono contraria agli interventi volti a contrastare l’invecchiamento e considero ogni scelta operata sul proprio corpo, assolutamente rispettabile e non giudicabile.

Nella mia professione, però, come cerco di fare di solito, prima di intervenire, propongo di partire da una riflessione sul tema dell’invecchiamento. Lo propongo a me stessa e alle mie/ai miei pazienti.

Fermiamoci a riflettere e chiediamoci: perché consideriamo i segni e le conseguenze dell’invecchiamento come qualcosa da sistemare, correggere, guarire? Cosa ci spaventa dell’invecchiamento? Quali sono le ragioni di questo rapporto problematico che abbiamo instaurato con l’invecchiamento?

In questo articolo vorrei evidenziare alcune delle ragioni che ci portano a temere l’invecchiamento e, poi, proporre la riflessione condotta dalla giornalista e scrittrice Lidia Ravera nel suo libro “Age Pride, un testo che ho apprezzato moltissimo e che è stato fonte d’ispirazione.

Iniziamo esplorando le ragioni che risiedono alla base di questa paura diffusa nei confronti dell’invecchiamento.

1- Dalla biologia non si torna indietro

C’è un’evidenza lampante che caratterizza tutti gli esseri viventi, e quindi, anche la specie umane: la biologia avanza secondo un processo inesorabile e irreversibile.

L’invecchiamento si inserisce in questo processo e opera sul corpo umano in maniera inevitabile causando una progressiva perdita delle funzioni fisiche: diminuzione della forza muscolare, riduzione della densità ossea, minore tonicità dei tessuti, capelli grigi, ecc

Questi cambiamenti possono portare ad un peggioramento della qualità della vita, dolore e sofferenza che alimentano la paura e l’accostamento dell’invecchiamento ad un periodo di declino.

2- L’ASPETTO ESISTENZIALE

L’avanzare dell’età e i cambiamenti fisici possono generare negli individui un senso di impotenza e una diminuzione dell’autostima; non ci si sente più capaci di operare sulla propria vita con la stessa energia e vigore di prima, si fa fatica ad accettare il cambiamento.

Inoltre, l’invecchiamento ci costringe a tenere sempre a mente la caducità e la limitatezza della vita umana, ci ricorda costantemente la certezza della morte, di una fine.

Dalla notte dei tempi, queste questioni esistenziali non sono di facile gestione per l’essere umano; ci pongono in uno stato di angoscia e timore.

3- GLI STEREOTIPI E I CONDIZIONAMENTI SOCIALI

Uno degli aspetti che condiziona maggiormente il rapporto con l’invecchiamento risiede negli stereotipi e nei giudizi negativi associati a questa fase della vita.

La società spesso valorizza ideali di bellezza, forma fisica e vitalità legati alla giovinezza discriminando, invece, i corpi e le persone non conformi a questi ideali.

Le persone non più giovani vengono descritte e percepite deboli, non attraenti, inutili, fragili, decadenti, prive di desideri e incapaci di provare piacere.

Questi stereotipi legati all’invecchiamento diffondono un senso di rifiuto e non accettazione della vecchiaia; è molto difficile rimanere impermeabili a questi stimoli e molto spesso gli individui giudicano negativamente se stessi, influenzati da questi condizionamenti esterni.

Il giudizio che ne deriva è, quindi, negativo nei confronti di un corpo, una persona, che cambia. Ci si sente inadeguatə e in dovere di fare qualcosa per fermare e modificare questo processo disastroso.

UNA NUOVA PROSPETTIVA: LA CELEBRAZIONE DELL’INVECCHIAMENTO

Ma è possibile cambiare prospettiva? Assumere una posizione più positiva nei confronti dell’invecchiamento?

A mio parere, troviamo una proposta valida nel libro “Age Pride” di Lidia Ravera. L’autrice ci offre una posizione diversa nei confronti dell’invecchiamento, sottolineando l’importanza di celebrare questa fase della vita anziché temerla.

Proviamo, quindi, ad approfondire le sue idee.

Ravera ci invita a iniziare a considerare l’invecchiamento come un periodo di autorealizzazione, saggezza e crescita personale. Il concetto di “Age Pride” ci indirizza verso una valorizzazione di questo periodo che smette di essere visto come una perdita e diventa, invece, ricchezza e guadagno.

Per l’autrice l’invecchiamento è un’opportunità per esprimere la propria autenticità e la propria individualità. Inoltre, in questa fase della vita possiamo sperimentare una maggiore consapevolezza personale e sviluppare una nuova attenzione per l’importanza e la profondità delle relazioni umane.

In sostanza, invece di soffermarsi e incancrenirsi sui limiti che derivano dall’invecchiamento, si può provare a dare risalto alle potenzialità che esso offre.

Un punto cruciale per Lidia Ravera è l’importanza della saggezza che può derivare dall’invecchiamento. Grazie all’accumulo di esperienze, l’individuo può raggiungere una comprensione più profonda delle priorità della vita, dei valori e delle relazioni umane.

E questa saggezza diventa un dono, un’eredità preziosa da condividere con le generazioni future, un’opportunità di crescita e miglioramento per tutta la società.

Ma affinché gli individui possano davvero aderire a questo concetto di “Age Pride” e farlo proprio, è necessario che la società promuova un concetto diverso di invecchiamento. Diventa di sostanziale importanza una visione collettiva più positiva e inclusiva che non discrimini e disprezzi i corpi e le persone non più giovani. Una decostruzione degli stereotipi negativi legati all’invecchiamento così da liberare dal pregiudizio questa importante e ricca fase della vita umana.

Allora, ritornando alle mie pazienti e ai miei pazienti e, in generale, alla richiesta continua di ringiovanimento, mi domando: se vivessimo in un’era in cui il concetto di ‘Age Pride’ fosse già normalizzato e presente nella nostra mentalità, avremmo ancora il desiderio di intervenire sull’invecchiamento?

Si tratta di bisogni reali oppure sono indotti dagli aspetti che abbiamo analizzato?

Forse un cambio di prospettiva muterebbe anche i nostri bisogni e i nostri desideri o, in generale, ci permetterebbe di operare scelte davvero consapevoli, autentiche e autodeterminate.

E tu, che rapporto hai con l’invecchiamento?

Vuoi condividere il mio articolo?

Federica Osti - Dermatologa a Faenza
Federica Osti
Sono la Dottoressa Federica Osti, la tua dermatologa. Ti aiuto a riscoprire l’amore per la tua pelle. Fare la dermatologa per me è accompagnare, sostenere, informare, accogliere la persona e la sua famiglia in un percorso di cura che comprenda terapie e stili di vita.
Scrivimi cosa ne pensi!

2 Commenti

  1. Carla Bonora

    Sei fantastica…averne di medici come te…cordiale..professionale e dispomibile….Dopo ogni tua diagnosi sono tranquilla e non ho più dubbi…Sei solo un pochino lontana 😃..ma non si può avere tutto…Un abbraccio

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    • Federica Osti

      Carla cara, grazie della tua fiducia che mi onora. A volte le malattie servono ad avvicinare le persone, ed eccoci qui. Un abbraccio a te e alla tua famiglia

      Rispondi

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