IL CICLO INFINITO DEL CONFRONTO E LA MALATTIA CUTANEA

25/01/2024
Federica Osti

Viviamo in un’epoca, siamo parte di una società, in cui sembra che il confronto con l’esterno e con gli altri individui sia inevitabile per autodefinirsi e per scegliere la propria strada, capire chi e come vogliamo essere.

Il che  appare quasi una contraddizione, un nonsense illogico e strampalato: partire da altre persone per definire se stessə; essere se stessə basandosi su standard definiti da altrə. Poste in questi termini, all’interno di un ragionamento razionale e condotto “a tavolino”, queste idee sembrano assurde.

Eppure, la realtà, gli stimoli quotidiani che riceviamo, le scelte concrete delle persone, ci mostrano che queste idee saranno anche illogiche, ma influenzano e spesso regolano le nostre vite.  

Le piattaforme social ci bombardano con immagini filtrate di vite apparentemente perfette spingendoci a misurare la nostra felicità in base al confronto con gli altri. 

Questo fenomeno si estende oltre la sfera virtuale, influenzando i nostri giudizi, i nostri desideri e addirittura i nostri bisogni. 

In questo articolo, desidero esplorare il tema del confronto, analizzandolo sia negli aspetti esistenziali sia nel suo rapporto con la dermatologia e la malattia cutanea.

OBBLIGO DEL CONFRONTO E ESISTENZA PERSONALE

L’epoca moderna e contemporanea, nella teoria, dovrebbe averci insegnato che ogni individuo è responsabile delle proprie scelte e del significato che attribuisce alla propria esistenza. 

In quest’ottica, il confronto con gli altri individui può minare questa responsabilità, spingendoci a cercare validazione al di fuori di noi stessə. 

Jean-Paul Sartre, nella sua opera teatrale “A porte chiuse” (puoi scaricare QUI il testo completo della commedia), sosteneva che “l’inferno sono gli altri”. 

Questa frase, tra le altre cose, suggerisce che la nostra libertà, la nostra capacità creativa e responsabile di cercare un “posto nel mondo”, può essere compromessa quando ci conformiamo agli altri individui senza ascoltare, e conoscere, noi stessə.

Cioè, quando nel nostro percorso esistenziale non lasciamo esprimere le nostre vocazioni, i nostri desideri, quelli più genuini e veri, ma interiorizziamo, e facciamo nostri, quelli suggeriti da altrə. Quando il modello da seguire diventa più importante, più urgente, del nostro essere, di ciò che siamo. 

Così, facciamo scelte per compiacere le richieste e le pressioni sociali, barattiamo il nostro valore, la nostra essenza, per paura di non essere accettatə o per il bisogno di essere amatə.

Trasformiamo il trasformabile secondo gli standard che più riteniamo rassicuranti ma cosa possiamo fare, cosa ci cade addosso, quando subentrano condizioni che non possono essere modificate come , per esempio, in alcune malattie cutanee?

MALATTIE CUTANEE, IL CICLO INFINITO DEL CONFRONTO E IL RUOLO DELLA MEDICA

La nostra pelle è una componente fondamentale della nostra identità personale. La dermatologia, oltre a occuparsi delle malattie cutanee, esplora anche il modo in cui la pelle influisce sulla percezione di noi stessə e sulla nostra interazione con il mondo. 

Le condizioni dermatologiche possono essere fonte di ansia e imbarazzo, spingendoci a nasconderci o ad adottare strategie per adattarci agli standard di bellezza imposti dalla società.

Il confronto può diventare un ciclo infinito, specialmente quando si tratta del modo in cui il nostro corpo appare. L’aspetto esterno diventa il fulcro di paragoni costanti, e il giudizio degli altri individui può intensificare la percezione di sé come diversə o difettosə. 

Alcune malattie dermatologiche modificano il nostro aspetto e lo rendono inaccettabile all’interno di questo ciclo infinito di confronto.

Da medica ritengo importante, e doveroso, soffermarmi su questi aspetti che sono essenziali sia per il benessere della/del paziente sia per la buona riuscita dell’iter terapeutico.

Ma non basta  ricordare che la vera bellezza risiede nella diversità, non è sufficiente motivare la/il paziente, prescriverle/gli di accettare la sua condizione senza indugi.

Affrontare le sfide della malattia cutanea richiede una profonda riflessione sull’accettazione di sé. Essere autentici, nonostante le imperfezioni, è un atto di coraggio che ci consente di liberarci dal peso del confronto costante.  

Ma ogni atto di coraggio ha bisogno di essere compreso, preparato, affrontato con solidità e consapevolezza.

L’IMPORTANZA DELL’EDUCAZIONE ALL’ACCETTAZIONE DI SÉ

Ci vuole un’educazione all’accettazione di sé. Nella mia professione credo nell’utilità di un lavoro paziente di sensibilizzazione che sappia mostrare l’evidenza, e l’insensatezza, delle pressioni sociali.

Per me è importante portare l’educazione all’accettazione di sé anche fuori dall’ambulatorio perché può contribuire a sanare le ferite e le contraddizioni della società.

Le malattie cutanee possono avere un impatto significativo sulla salute mentale e sull’autostima. La società spesso stigmatizza queste condizioni, aumentando il carico emotivo che coloro che ne soffrono devono sopportare. Educare e sensibilizzare sulle malattie dermatologiche è fondamentale per creare una società più compassionevole e inclusiva.

Accettare la nostra unicità ci permette di vivere secondo i nostri valori e di costruire relazioni più autentiche.

Accettare e celebrare la diversità è il primo passo verso una società in cui il confronto cede il passo all’empatia e alla comprensione.

E tu, ti trovi spesso a confrontarti con l’esterno?

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Federica Osti - Dermatologa a Faenza
Federica Osti
Sono la Dottoressa Federica Osti, la tua dermatologa. Ti aiuto a riscoprire l’amore per la tua pelle. Fare la dermatologa per me è accompagnare, sostenere, informare, accogliere la persona e la sua famiglia in un percorso di cura che comprenda terapie e stili di vita.
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