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Corso Matteotti 10, 48018 Faenza (RA)

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    Ci trovi in pieno centro a Faenza, in Corso Matteotti 10, presso il mio studio medico che ho chiamato “Amor Proprio” al piano terra di Palazzo Gucci Boschi.

    Se vieni in auto puoi parcheggiare qui:

    Se vieni in treno puoi raggiungerci a piedi godendoti una passeggiata di 10 minuti lungo Corso Baccarini e Corso Mazzini, per arrivare alla bellissima Piazza del Popolo.

    Scorci di “Amor Proprio

    Il Palazzo Gucci Boschi

    Ho chiesto agli amici dell’Associazione Culturale Torre dell’Orologio di raccontarti qui un pò di storia di questo prestigioso palazzo.

    Palazzo Gucci Boschi - Faenza

    “Palazzo Gucci Boschi è un interessante edificio frutto di un progetto ottocentesco che gli ha conferito l’aspetto attuale.
    La posizione strategica in una delle strade principali della città porta a supporre la presenza già in epoca romana di importanti edifici ad uso pubblico/residenziale in quest’area, ma è dalla fine del Medioevo che è possibile ricostruire (seppur a grandi linee) le vicende dell’edificio.

    La composizione delle murature e le cantine suggeriscono (per l’appunto) un’origine medievale, mentre le eleganti colonne in pietra bianca in uno dei due cortili non solo sono databili al ‘400 (quindi al Rinascimento) ma rendono noto (grazie a uno stemma scolpito in uno dei capitelli) che in quell’epoca il palazzo era proprietà della famiglia Beccaluva (di cui un membro è ricordato come notaio nel primo ‘500).

    Successivamente le informazioni sull’edificio si fanno più rare…fino al 1750, quando come proprietaria è indicata la famiglia Corelli (artefice con molta probabilità dello scalone visibile al civico 8), ma alla fine dello stesso secolo questi ultimi, in seguito a problemi finanziari, furono costretti a vendere l’edificio che passò di mano alla famiglia Boschi, ed è da questa fase storica che il palazzo cominciò ad assumere l’aspetto attuale, ma vanno fatte delle precisazioni importanti:

    • l’edificio “come lo vediamo noi” è frutto dell’accorpamento di diverse preesistenze; quando nelle righe precedenti si parlava del palazzo si faceva riferimento più che altro alla parte relativa al civico 8.
    • l’attuale denominazione “Palazzo Gucci Boschi” è dovuta a una questione di eredità: nel 1848 monsignor Valerio Boschi lasciò all’erede Agata Boschi un gruppo di case tra il Corso Domizia (attuale Matteotti) e la retrostante Via Gucci. Agata era l’unica figlia del conte Giovanni Boschi, ed era sposata con il conte Stefano Gucci; quest’ultimo per prendere possesso delle case dovette aggiungere al proprio cognome quello della moglie, e da qui nacque il “Gucci Boschi” utilizzato ancora oggi.

    Fu quindi il conte Stefano a trasformare le nuove proprietà nel grande palazzo attuale, e per farlo incaricò nel 1865 l’ingegnere Achille Ubaldini, che diede alla facciata sul corso un’impronta fortemente monumentale e simbolica: con un semplice sguardo alle finestre del piano nobile è possibile ammirare dei grandi bassorilievi (costituiti da due pannelli laterali e sei lunette); a realizzarle fu Giovanni Collina Graziani, seguendo un tema risorgimentale; per questo nei pannelli sono rappresentate le storiche battaglie di Solferino e del Volturno, mentre nelle lunette figurano rappresentazioni delle principali città italiane (Trieste, Torino, Milano, Venezia, Firenze e Roma), il tutto all’interno di un’opera (quella dell’Ubaldini) che pur con richiami al neoclassico mostra tendenze rivolte a quello stile eclettico tipico del periodo tardo ottocentesco.

    L’opera di ristrutturazione e abbellimento riguardò anche l’interno, dove l’adozione dello stile neoclassico è ancor più forte: a eseguire parte delle decorazioni fu infatti Adriano Baldini, pittore e ceramista faentino nato nel 1810 ed erede della corrente artistica di Tomaso Minardi (fondata sull’utilizzo di decorazioni monocrome e figure mitologiche). Questo stile è riscontrabile anche nel palazzo, a conferma della forte tradizione decorativa classicheggiante presente nella città manfreda sin dal tardo ‘700.
    Palazzo Gucci Boschi risulta perciò un’opera di transizione tra il linguaggio architettonico “canonico” (e quindi dal risultato “garantito”) e la ricerca di uno stile nuovo, adattabile con maggior elasticità alle richieste dei committenti e degli artisti.”

    – Associazione Culturale Torre dell’Orologio