Negli ultimi tempi, l’espressione Sephora Kids è diventata virale ed ha sollevato un acceso dibattito sulle piattaforme social, tra genitori, dermatologi ed esperti di educazione.
Il fenomeno riguarda la tendenza di bambine e bambini, spesso tra gli 8 e i 12 anni, e delle loro famiglie, a investire tempo e denaro in routine di skincare elaborate, ispirate ai video di influencer e ai trend promossi dai grandi marchi di cosmetica.
Si tratta di un semplice gioco di imitazione, una forma precoce di cura di sé, o c’è qualcosa di più profondo da analizzare?
Quando la skincare diventa un fenomeno culturale
Fino a pochi anni fa, il concetto di skincare era strettamente legato alla necessità di trattare problemi dermatologici o all’adozione di abitudini preventive con l’avanzare dell’età.
Oggi, grazie all’influenza del marketing e alla pervasività dei social media, la cura della pelle si è trasformata in un rito di bellezza quotidiano, accessibile a tutte le età.
Il fenomeno Sephora Kids è l’emblema di questo cambiamento: bambinə e preadolescenti entrano nei negozi di cosmetica con liste dettagliate di prodotti da acquistare, spesso frutto di ore passate a guardare video di influencer specializzati.
Marchi di lusso e di massa si contendono un pubblico sempre più giovane, lanciando linee di prodotti con packaging accattivante, formulazioni “delicate” e una narrazione che enfatizza l’auto-espressione e la self-care.
Ma quali sono le implicazioni di questo trend? E, soprattutto, a che età è realmente opportuno iniziare con una routine di skincare?
Cura della pelle o ansia da prestazione estetica?
Uno degli aspetti più controversi di questo fenomeno è il suo potenziale impatto psicologico. La skincare, in molti casi, viene presentata come un atto di self-care, ma può anche diventare una nuova forma di pressione estetica.
La pelle perfetta diventa un obiettivo da raggiungere, e la beauty routine si trasforma da rituale di cura in una sorta di “dovere” per aderire a un ideale di bellezza sempre più precoce.
Bambinə di 8 o 9 anni, che dovrebbero vivere con leggerezza l’infanzia, iniziano a preoccuparsi di problemi inesistenti: rughe, pori dilatati, pelle spenta.
La paura di non essere abbastanza bellə si insinua nelle loro menti prima ancora che abbiano sviluppato una piena consapevolezza del proprio corpo.
La pelle delle bambine/dei bambini ha davvero bisogno di skincare?
La pelle delle bambine/dei bambini è molto diversa da quella di una persona adulta. Ha una barriera cutanea più sottile e delicata, è meno soggetta a disidratazione e, nella maggior parte dei casi, non necessita di trattamenti cosmetici complessi.
Di solito, da dermatologa ciò che raccomando per la pelle delle bambine e dei bambini è la semplicità: detergere delicatamente la pelle, idratarla se necessario e proteggersi dal sole.
Anche perché, l’introduzione precoce di prodotti con attivi non necessari (come retinolo, acidi esfolianti o sieri complessi) può addirittura danneggiare la barriera cutanea e creare irritazioni o squilibri. Inoltre, penso che abituare le bambine/i bambini a dipendere da una lunga lista di prodotti può portarlə a credere che la pelle abbia sempre bisogno di un trattamento o di un intervento esterno per essere “giusta” o accettabile.
Marketing e consumismo
Dietro il fenomeno Sephora Kids c’è anche una questione economica, di profitto e consumismo: le aziende di cosmetici hanno individuato un nuovo target da conquistare. Un pubblico giovanissimo, molto influenzabile, con un grande potenziale nell’indirizzare gli acquisti dei genitori e con una presenza costante sui social media, dove la skincare è diventata un vero e proprio status symbol.
Non è un caso che molti dei brand più seguiti abbiano iniziato a promuovere linee di prodotti appositamente pensate per i giovanissimi, con campagne pubblicitarie che sfruttano influencer adolescenti e un linguaggio specifico che spinge all’identificazione.
Ma sorgono alcune questioni etiche: fino a che punto è corretto normalizzare l’uso di prodotti cosmetici tra le bambine/i bambini? La skincare diventa davvero un’esperienza di benessere o si trasforma in una strategia per creare futuri consumatori fedeli e acquirenti compulsivi?
Educare alla consapevolezza, non alla dipendenza
Quindi, come dovremmo affrontare questo fenomeno?
Penso che la demonizzazione e la censura non siano mai soluzioni davvero utili e, soprattutto, non aiutano a creare consapevolezza e autodeterminazione.
Credo, invece, che sia importante, e urgente, promuovere un’educazione consapevole sulla cura della pelle e sui suoi reali bisogni.
Ecco alcuni consigli per affrontare la questione evitando un atteggiamento censorio ma prediligendo il dialogo e lo sviluppo della consapevolezza.
- Semplificare la routine e viverla come un momento di piacere e coccola: se una bambino/un bambino mostra interesse per la skincare, meglio optare per prodotti base e dermatologicamente sicuri, evitando attivi e ingredienti aggressivi. Inoltre, è importante inserire questa abitudine non tra le azioni di cura necessarie e doverose ma in un contesto di pratiche che promuovono il piacere personale, il contatto con il corpo e la coccola condivisa.
- Evitare il linguaggio della paura: smettere di associare imperfezioni normali, e coerenti con un corpo in crescita (come i pori visibili o qualche punto nero), a problemi da correggere. Importante, invece, è normalizzare i cambiamenti fisiologici del corpo e incentivarne l’accettazione.
- Promuovere un approccio scientifico: spiegare alle bambine/ai bambini, con un linguaggio semplice ma scientificamente corretto, come funziona la pelle, cosa necessita veramente e perchè è importante distinguere i bisogni fisiologici del nostro corpo dai bisogni indotti dal marketing.
- Affrontare il tema della bellezza e dell’accettazione di sé: spiegare il fatto che la pelle non è sempre perfetta e che il valore di una persona non dipende, e non si misura, dal suo aspetto. Promuovere la diversità come fatto reale e caratteristico dei corpi: ogni corpo è unico è irripetibile, non esiste uno standard da imitare.
Dobbiamo renderci conto che il fenomeno Sephora Kids non è solo una moda, ma è il sintomo di una società che anticipa sempre più il bisogno di conformarsi a modelli estetici rigidi.
Se da un lato prendersi cura della pelle può essere un atto di consapevolezza e benessere, dall’altro è fondamentale insegnare alle bambine/ai bambini a non dipendere da una routine cosmetica per sentirsi accettatə.
Alla fine, la domanda da porsi non è tanto “a che età si inizia la skincare?”, ma “perché stiamo rendendo la bellezza una preoccupazione così precoce?”.
La vera sfida sta nell’aiutare le nuove generazioni a sviluppare un rapporto sano con la propria immagine, basato non sulla paura di non essere abbastanza, ma sulla conoscenza e sull’accettazione di sé.


sono pienamente d’accordo, ci voleva un articolo su questo argomento, purtroppo è proprio come hai descritto, influencer e pubblicità spingono verso queste modalità che non fanno altro che alimentare il consumismo e un finto bisogno, bisognerebbe boicottare le aziende che creano la linea kids…