Nel percorso terapeutico, talvolta, la paura del farmaco, del “chimico”, rappresenta un aspetto non trascurabile per moltə pazienti. Nella mia esperienza spesso mi sono trovata di fronte a frasi del tipo: “non mi dia l’antibiotico, eh!” o “Io sono contrariə ai farmaci!”.
Questi sono pensieri che hanno una loro importanza, sono l’espressione verbale di una preoccupazione profonda che merita di essere ascoltata, compresa e analizzata.
In questo articolo vorrei sviluppare una riflessione sulle radici di questa paura e provare a suggerire alcune possibili vie per una maggiore accettazione informata e consapevole dei trattamenti medici.
LA PAURA DEL FARMACO: LE ORIGINI E COME SI MANIFESTA
Il sospetto o il rifiuto nei confronti dei farmaci può avere radici diverse.
Può esserci la preoccupazione per gli effetti collaterali, alimentata da esperienze personali o storie sentite e riportate. Razionalmente sappiamo che ogni situazione è diversa, che ogni corpo reagisce in modo differente e che un caso, due casi, ciò che fa parte della nostra esperienza individuale o limitata, non costituisce la regola né tantomeno un dato o una legge statistica.
Lo sappiamo, ma il fatto che possa esistere anche solo una piccola percentuale di errore o di eccezione, può causare angoscia e minare la serenità della/del paziente.
Per altre persone, invece, ci può essere una diffidenza, un pregiudizio negativo verso ciò che è definito “chimico” o “non naturale”: In quest’ottica i termini chimico e naturale vengono considerati opposti, contrari di significato: ciò che è naturale è percepito come puro, incontaminato, innocuo, salutare, buono. Ciò che è chimico, invece, viene giudicato artificiale, dannoso, nocivo, tossico, cattivo.
Infine, la complessità dei nomi dei farmaci può rafforzare l’idea che si tratti di sostanze estranee, astruse, inumane e potenzialmente dannose.
IL POTERE DELL’INFORMAZIONE E DELLA CONOSCENZA PER DECOSTRUIRE LA PAURA DEL FARMACO
Questi pregiudizi nei confronti dei farmaci sono esagerazioni immotivate? Idee e reazioni semplicemente irrazionali? Atteggiamenti ridicoli da censurare e biasimare?
No, sono risposte umane all’incertezza e all’ignoto, al non conosciuto. La paura, spesso, è la conseguenza di un vuoto conoscitivo che annebbia la razionalità; di una disinformazione che alimenta il pregiudizio e la falsa credenza; di un dislivello comunicativo e informativo che penalizza il ragionamento e privilegia la ricerca di risposte veloci e facili.
Da medica credo profondamente nel potere dell’informazione, della condivisione paritaria, diretta e puntuale di conoscenze utili ad una comprensione ampia e realistica dell’iter terapeutico.
La/il paziente è il centro del percorso terapeutico, è parte attiva e, quindi, deve essere adeguatamente informatə. Ricordiamoci che il consenso che una/un paziente sottoscrive per un trattamento medico e/o terapeutico si chiama, appunto, “consenso informato”: sono infomatə, conosco, quindi posso scegliere responsabilmente, consapevolmente e in maniera autonoma e autodeterminata.
IL RUOLO DEL/DELLA MEDICə NELLA DECOSTRUZIONE DEI PREGIUDIZI
Da anni mi occupo di divulgazione non solo sui social ma anche, e soprattutto, nella quotidianità dell’ambulatorio; ed è proprio qui, nella relazione tra medica e paziente, che riesco a rilevare il potere e l’utilità dell’informazione e della conoscenza.
L’accesso a informazioni chiare, accurate e comprensibili gioca un ruolo centrale nel superare la paura dei farmaci.
Utilissimo è partire dalle definizioni, fare chiarezza sui termini, spiegare gli errori concettuali diffusi nel senso comune, argomentare bene e scientificamente.
Per esempio, può essere rivelatorio sapere che ogni sostanza, naturale o sintetica che sia, è chimica. L’acqua, essenziale per la vita, è una “sostanza chimica”, è una molecola composta da atomi di idrogeno e ossigeno legati tra loro attraverso legami chimici.
Ciò che è chimico può essere anche naturale; così come ciò che è naturale è chimico. In realtà, nel linguaggio comune quando si utilizza “chimico”, soprattutto con un’accezione negativa, di solito si sta intendendo “sintetico”, da sintesi, cioè prodotto artificialmente in laboratorio.
Ma la differenziazione tra naturale e sintetico non è di per sé un indicatore di sicurezza o pericolosità, è un semplice dato sull’origine di una sostanza. Naturale non è buono o cattivo, può essere innocuo così come può essere pericoloso per la salute di tutti o di alcuni esseri umani. Lo stesso vale per ciò che è sintetico.
Molti farmaci contengono composti naturali che talvolta possono essere prodotti in laboratorio e magari la loro sintesi è più vantaggiosa per la salute perché permette di garantire purezza, stabilità e dosaggio preciso, elementi fondamentali per un trattamento efficace e sicuro.
Pensando, poi, alla paura degli effetti collaterali è comprensibile, ma è importante collocarla nel contesto del bilancio rischi-benefici che caratterizza ogni decisione medica.
Gli effetti collaterali sono possibili, ma devono essere valutati e quantificati rispetto ai benefici del trattamento. Davvero i possibili effetti collaterali superano i benefici?Si deve capire, cioè, qual è la loro reale incidenza e se l’eventualità di un rischio è concreta o è solo una remota possibilità.
AUTODETERMINAZIONE E SCELTA CONSAPEVOLE
La comunicazione aperta con la/il medicə, che include la condivisione e la discussione di preoccupazioni e aspettative, è cruciale per muoversi adeguatamente nella complessità che abbiamo descritto..
Accettare un trattamento farmacologico non significa rinunciare all’autodeterminazione, ai propri valori o adeguarsi al volere della/del medicə. Significa, invece, fare una scelta consapevole basata su una comprensione profonda dei benefici, dei rischi e delle alternative disponibili.
In questo processo, la/il medicə è una/un alleatə fondamentale, una/un consulente che ha il dovere di guidare la/il paziente nelle scelte terapeutiche con empatia e professionalità.
La paura del farmaco e del “chimico”, quindi, è un sentimento umano che riflette preoccupazioni legittime riguardo alla salute e al benessere. Attraverso l’informazione, il dialogo e un approccio equilibrato, è possibile trasformare questa paura in una comprensione che permetta di riacquisire il proprio potere decisionale e la propria serenità.
E tu, hai mai avuto paura di assumere farmaci?


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