“Quando c’è in ballo il passato, tutti diventiamo romanzieri.” Questa è una citazione di Stephen King dal suo romanzo “Joyland”, un testo che parla di storie di nostalgia.
Questa citazione mette a fuoco un aspetto importante della nostalgia che spesso si palesa, il suo potere di edulcorare il passato trasformandolo in un’antica età dell’oro da rimpiangere.
In questo articolo desidero proprio trattare il tema della nostalgia e le sue implicazioni in campo medico. Ma cos’è esattamente la nostalgia e perché ci interessa, in che modo ha a che fare con la dermatologia?
Partiamo dalle origini e dal significato di questa parola.
LE ORIGINI DELLA PAROLA
Trovo sempre molto interessante scoprire l’etimologia di una parola, perché andiamo a recuperare il vero significato e, spesso, lo ampliamo.
La parola “nostalgia” è composta dal termine greco “nostos” che significa “ritorno a casa” e “algos” che è dolore, sofferenza. L’idea è, quindi, di una sofferenza nel trovarsi in un luogo lontano da ciò che è sicuro, confortevole, conosciuto, amato.
Infatti, originariamente, il concetto nostalgia era associato ai soldati i quali, lontano dalla loro casa e dalla loro terra, esprimevano una sofferenza emotiva legata al desiderio di ritorno.
Questa sofferenza era considerata una vera e propria malattia, con sintomi fisici e psicologici tra cui apatia e tristezza.
Con il passare del tempo, il significato di nostalgia si è alleggerito e si è legato principalmente al ricordo affettuoso del passato. Anche attualmente, la nostalgia è vista in un’ottica più positiva e “romantica”: un modo per connettersi alla propria storia e attivare una riflessione emotivamente significativa.
NOSTALGIA E MALATTIA
Di per sé provare nostalgia non ha nulla di negativo, anzi, spesso ci permette di rivivere momenti, emozioni e sensazioni positive e di condurre una rilettura introspettiva dei nostri vissuti e della nostra storia biografica.
Questo è un approccio sano ed equilibrato a questo tipo di emozione. Il problema si pone quando la nostalgia diventa fonte e causa di dolore. Quando cioè quel desiderio di “tornare a casa” si trasforma in una non accettazione del presente e della realtà.
Ecco, questo è lo scenario che talvolta osservo nelle mie pazienti/nei miei pazienti. La malattia dermatologica spesso modifica molti ambiti della nostra vita: l’aspetto fisico, le abitudini quotidiane, l’autostima, la socialità, l’alimentazione, ecc
Questi cambiamenti, che a volte sono veri e propri stravolgimenti, sono molto difficili da comprendere e accettare e spesso attivano una serie di reazioni di sofferenza, tra cui anche una nostalgia particolare: da una parte, è forte il senso di mancanza e di perdita e, dall’altra, viene idealizzato il passato.
“Dottoressa, voglio tornare quella che ero prima, voglio ancora i miei capelli folti / il mio viso senza macchie / la mia pelle sana”
“Doc, ma io qualche anno fa non ero così. Voglio tornare come prima. Starò bene solo quando sarà tutto passato”
“Doc, me le togli queste smagliature, vero? Voglio che la mia pelle torni com’era prima della gravidanza / della dieta”.
Queste, e molte altre, sono le esternazioni a cui assisto spesso durante le visite. Non è solo una questione di non accettazione della malattia, ma si tratta di cercare di riesumare forzatamente un passato idilliaco, quel momento in cui tutto andava bene, e di fissarlo come obiettivo. Solo tornando a quel momento perfetto si potrà essere felici.
NOSTALGIA E CONSAPEVOLEZZA
Nella mia professione tengo molto al dialogo teso ad analizzare obiettivamente la realtà: accolgo e comprendo la sofferenza ma cerco anche di avviare un’analisi di quegli aspetti che spesso rendono il rapporto con la malattia difficile e non equilibrato.
Può essere un inizio evidenziare un paio di aspetti utili alla riflessione sulla nostalgia.
In primo luogo, è necessario rendersi conto che non sempre la malattia passa; non sempre la condizione in cui ci troviamo è reversibile.
A volte, le malattie arrivano e non si può fare altro che conviverci; altre volte, il tempo passa e lascia i suoi segni sul corpo; oppure, certe terapie per malattie extra cutanee fanno insorgere effetti collaterali importanti sulla pelle, come la pigmentazione e l’alopecia.
Sono situazioni cliniche diffuse, che hanno bisogno di essere osservate realisticamente, imparando a guardarsi ed accettarsi nel presente senza costringersi a dolorosi paragoni con il passato.
Inoltre, può essere d’aiuto soffermarsi sul tipo di nostalgia che proviamo. Come ci suggerisce Stephen King, quando pensiamo al passato in maniera nostalgica tendiamo a romanzare la realtà, diventiamo molto creativiə nella sua narrazione.
Ma, per riacquisire centratura e consapevolezza, possiamo farci alcune domande:
- i ricordi di come eravamo prima sono forse edulcorati?
- prima era tutto veramente perfetto?
- ora fa tutto schifo “solo” a causa di questo nuovo assetto, per colpa della pelle?
Forse la nostalgia non è sempre un’emozione del tutto veritiera: a volte, essa mette un filtro di bellezza al nostro passato idealizzandolo.
O forse, davvero il passato era migliore ma possiamo imparare ad amare anche questo nuovo presente, questa nuova “versione” di noi, e da lì ripartire.
E tu, che rapporto hai con la nostalgia?


Buongiorno bellissima considerazione in effetti non è facile accettare le nuove condizioni e l’affermazione arriva da una che convive con psoriasi dermatite atopica e artrite reumatoide/psoriasica,quando sei dentro a queste patologie il tuo mondo cambia l’accettazione credo sia fondamentale per continuare a vivere “diversamente” si cambiano alcune abitudini e si conseguenza si modificano pensieri e prospettive…ma se si guarda ben bene dentro noi stessi fondamentalmente non siamo cambiati se scaviamo a fondo troviamo il lumicino che ci guida in strade alternative ma c’è sta a noi tenere la lucina accesa illuminando le traversine della nostra vita ed è attraverso il camminare in vicoli stretti che quando svolti e trovi la strada maestra piena di luci sfavillanti che comprendi quanto è stato importante passeggiare nei vicoli bui e stretti, non importa se poi torniamo lì in quei vicoletti dobbiamo solo pensare che la luce in fondo al tunnel c’è e sta a noi tenerla accesa, il mio motto è “va bene così” se solo mi volto e guardo il mio vissuto e guardo quante brutture mi circondano so di essere comunque fortunata e ringrazio sempre chi mi dà la forza di non arrendermi spero che l’accettazione non mi abbandoni mai . Grazie per la condivisione di pensieri che accomunano molta più gente di quanto si possa immaginare.
Condivido a pieno, e anche il motto, che dico spesso ai pazienti e a me stessa. Un altro spunto che posso dare è mettere in luce quello che abbiamo rispetto a quello che ci manca. E’ vero che la malattia toglie qualcosa, e non amo il racconto di “la malattia da” perchè lo trovo poco realistico. Però ci sono aspetti di noi che la malattia non tocca, e forse sono proprio quelli a renderci le persone che siamo.